Università
Mi sono reso conto che la mia famiglia (io, Laura e Caterina) saremmo, in Italia, la famiglia tipo su cui si abbatterebbe la riforma della scuola e dell'università. Per chi non lo sapesse mia moglie fa l'insegnante in una scuola elementare. Io faccio il postdoc (precario, cioè a termine, come tutti i postdoc). Nostra figlia fa la bimba.
Quindi fossimo in Italia saremmo davvero nel mirino della Gelmini e Co.
Sulla scuola elementare non ne so molto (e sinceramente poco mi interessa). Quel che so, per osmosi, è che qui a Londra il maestro è unico, e le classi sono di 25-30 bambini. Tutti fanno un tempo quasi pieno, nel senso che le lezioni finiscono alle 15.15 ( e poi ci sono i doposcuola). Le insegnanti sono martoriate da continue ispezioni sulla qualità del loro insegnamento. Inoltre, pare che ogni paese vanti di possedere il sistema scolastico primario migliore al mondo. Ovviamente basta cambiare i parametri sui quali si giudica. Ed ovviamente fare una classifica lascia il tempo che trova. Per esempio il bambino italiano impara a leggere bene probabilmente prima del bambino inglese. Perchè me+la fa mela, ma la+ugh fa laff.
Parliamo invece di università. Va da se che ogni riforma che togli soldi invece di aggiungerne è sbagliata, controproducente, miope ed ignorante (l'Italia è stata recentemente bacchettata anche da Nature per questo decreto, definito "short-sighted").
La mia sensazione è che per fare un buona riforma dell'università, o anche solo per iniziare a muovere le cose nella direzione giusta, basterebbe mettere insieme in una stanza uno studente, un dottorando, un ricercatore, e forse anche un professore, e dargli carta e penna. Voglio dire che la mia sensazione è che tra chi lavora in università, possibili manovre miglioratrici sono stranote. Basterebbe dare loro la parola.
In ogni caso, secondo me (per quel che riguarda la ricerca, non intendendomi di didattica), tre cose sarebbero da fare prima di altre.
Primo, abolire i concorsi pubblici. In un paese dominato dal nepotismo e dallo scarrafonismo (ogni scarrafone...), il concorso pubblico (con vincitore noto prima), non solo è uno sperpero di denaro, ma da anche la cattiva sensazione che nell'università il merito non serva mai (il che è falso).
Due, se si da alle università il potere di assumere senza concorso, bisogna fermare il gettito di denaro a pioggia, ma dare i soldi solo a chi dimostra di meritarlo. So che questo è piuttosto difficile da mettere in pratica.
Terzo punto, a sostegno del secondo, far passare una norma che vieti di fare un postdoc nella stessa università dove si è fatto il phd. Molti giudicano questa cosa insensata, o troppo dura. Ma in un paese da moralizzare secondo me bisogna introdurre norme severe, che non servirebbero in altri paesi (infatti io faccio il postdoc proprio nella stessa università dove ho fatto il phd, ma qui non siamo in Italia). Fare anche solo 10-15 anni con questo meccanismo introdurrebe in Italia un sano ricambio e movimento intranazionale di persone, e scioglierebbe certi legacci al sistema.










