Fatherhood
Finalmente dopo un sacco di tempo sono riuscito ad avere 5 minuti liberi per stare tranquillo ed aggiornare un po' il blog. Ovviamente sono successe un sacco di cose nell'ultimo periodo. Ovviamente tutte correlate alla nascita di Caterina. Tant'è che ora mi ritrovo quasi privo di argomenti perchè non è che uno può mettersi a condensare un mese intero in poche righe e sperare pure di non essere noioso.
Oltretutto come si può immaginare la vita di Caterina, di per sè, per ora segue una routine piuttosto piatta. Non che non ci siano un sacco di cose che succedono fra una poppata, un cambio di pannolini, un pianto, un sonno e la prossima poppata. E sono sicuro che per quanto io e Laura ci entusasmiamo parecchio quando vediamo piccolissimi progressi nel suo livello di attenzione nel seguire con gli occhi il topo sonaglio, questo tipo di entusiasmo non è facilmente trasmittibile.
Fra i vari libri di parenting in cui siamo incorsi in questo periodo (e a cui Laura fa ancora costante riferimento, perchè è meglio leggere una volta in più la paginetta sulle colichette, che trovarsi impreparati...), la Bibbia assoluta non è stata "the pregnancy Bible" (molto utile comunque, vabbè io non è che l'abbia letta, ma mi fido della madre), bensì "the Yummy mummy survival guide".
Fantastico. Uno di quei libri che dici se avessi avuto tre figli, come ha l'autrice, questo libro avrei potuto scriverlo io.
Bhè comunque, il pensiero maestro che ho trovato in questo libro (che non ho letto, ma solo spizzicato), è che da ora, cioè precisamente dal momento in cui è nata la nostra primogenita, siamo e possiamo considerarci una famiglia. Nessuna valutazione di merito nei confronti di quelle coppie felicemente sposate (o no) che per un motivo od un altro decidono di non avere figli. Solo che è diverso, ed io le do ragione. Prima si è solo 2 adulti che ognuno con la propria storia si decide di vivere insieme, e magari anche di costruirsi un futuro, di mettersi in gioco, di investirsi, tutto quello che vuoi, anche di avere fiducia nell'altro. Però è diverso.
Adesso c'è lei, alla quale alla fine non frega niente di tutto il nostro passato, da dove veniamo, della nostra adolescenza, dei nostri amici. Per lei è tutto nuovo, e passeranno parecchi anni prima che si interessi dei nostri passati a cui noi siamo così ancorati, se mai se ne interesserà, perchè avrà molta più curiosità ed interesse per costruirsi la sua di vita. Ed è giusto così. Però proprio la sua presenza ci rende una famiglia. C'è un interesse comune, non solo più la sovrapposizione di due interessi coincidenti.
Poi ti rendi conto, anche solo parlando con gli amici, che la gente ha mille visioni differenti della paternità. Di primo acchito direi che il 28enne medio, quando scopre che un suo coeteneo è un neopadre assume un atteggiamento tipo "mi spiace, ma come è potuto succedere, eri così un bravo ragazzo", come se la tua vita finisse quel giorno e non ci sarebbe più stato ritorno, per dirla alla De Andrè. Un altro atteggiamento che mi fa piuttosto ridere è quello magari anche felice per l'evento, ma che tende a impolverare la felicità con un senso oppressivvo di responsabilità incombente, come se davvero il futuro della pargola da qui ai prossimi 20 anni (se è brava a scuola, se è intelligente, se è socievole o timida, se è furba o tonta, se insomma avrà successo nella vita od avrà una vita piatta che le scivolerà addosso) dipenda TUTTO esclusivamente da te, ora.
Vabbè magari un altra volta scriverò di come la vedo io, essere padre. Sono abbastanza rilassato, felice e stanco.
E soprattutto entusiasta di essere una famiglia.
ps la madre vieta di diffondere foto della pargola su internet, che è un mondo malvagio accessibile ad ogni malintenzionato. Chiunque la voglia vedere dal vivo, può fare un salto qui, altrimenti basta chiedere ed avrete la mail inondata di foto...



